2013 WORLD TRIATHLON CAMPIONSHIP

Tutto ebbe inizio nell’estate 2005 quando per la prima volta vidi una gara di triathlon, non una qualsiasi ma l’Ironman di Klagenfurt. Tornando ad Udine in macchina dissi a Marco Nanni: “questo è il mio sport”.

Non sapevo ancora nuotare, non che ora riesca ancora a farlo, ma allora le cose stavano messe peggio. A mala pena riuscivo a stare a galla. Nel mese di settembre mi iscrissi ad un corso di nuoto per principianti alla Tomadini e così iniziai a fare i primi passi. Già correvo, e così mi feci la mia prima maratona a Venezia. In bicicletta non andavo poi così male comunque c’erano passi da giganti da fare. Auspicavo di fare la prima esperienza di triathlon nell’estate 2006 ma purtroppo il dovere mi ha chiamato in Afganistan pertanto ho dovuto rimandare il tutto alla stagione successiva.
E’ in questa maniera che ho iniziato ad allenarmi con il Team nel mese di novembre 2006. Tutto era una novità. Ai miei occhi tutti sembravano dei mostri, mostri da sconfiggere ;-). Da quel momento ho sempre cercato di trarre spunto dall’esperienza vissuta o raccontata di ognuno. Così è arrivata la stagione 2007 e per dare inizio alle danze ho pensato bene di cimentarmi nell’olimpico in mare di Ortona. Al via parto inconsapevole di quello a cui andavo incontro quel giorno e nel futuro. Dopo appena cento metri di nuoto mi colpisce una crisi d’ansia, faccio dietro front per rientrare sulla spiaggia, faccio qualche bracciata e mi dico: “con quale faccia torno indietro ?”. Riprendo la mia corsa ed in maniera più o meno dignitosa chiudo la mia prima gara. Mi diletto in altre competizioni e i risultati prendono a migliorare. Nel frattempo mi convinco ad iscrivermi a Klagenfurt 2008. Faccio il mio primo Ironman con un buon risultato e così via con Nizza, Regensburg e poi di nuovo Klagenfurt nel 2011. E’ qui che inizia il sogno “Hawaii”. Ci provo con Lanzarote 2012 ma il mio momento non era quello. Ci riprovo quest’anno a Zurigo e la slot arriva.

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La dedizione e la determinazione ad allenarmi per sette anni consecutivi mi hanno costretto a fare tante rinunce. Tempo rubato alla mia vita privata, tempo rubato alla persona che più mi è stata vicina, mia moglie Cristina. Mi chiedo se è stato tempo perso? Sono sicuro di no. Condividere con lei le emozioni più forti, frutto di tanti sacrifici, sono il premio più bello che ho ricevuto da questa lunga avventura. Appena arrivati a Kona, la mattina del 9 ottobre, la prima cosa che mi dice: “sono emozionata per te per dove ci troviamo”. Sono queste le soddisfazioni della vita che in un istante riescono a ripagare il prezzo del lavoro svolto”.
Spero che questa premessa non vi abbia annoiato, ora credo di poter passare alla gara . Sveglia di buo ore alle 3.45. L’emozione è tanta ma è tutto sotto controllo . Arriviamo in zona cambio alle 4.45. Già pieno di atleti. “Good luck”, è questo lo scambio di augurio. L’atmosfera è surreale e si percepisce una certa tensione… Ci vuole poco per rendere operativa la KUOTA. Un grazie particolare lo devo anche a lei che mi ha accompagnato in questo lungo cammino in salita. Arrivano le ore 06.30 partono i Pro uomini e subito dopo le Pro donne. Intanto il sole inizia ad affacciarsi dietro le montagne orientali giusto in tempo per darci il saluto, colpo di cannone e si parte puntuali alle 07.00. Già sento il tifo di chi mi segue dall’altra parte del mondo. Percepisco la loro pelle d’oca e mi dico ora sta a me meritarmi il loro tifo fino all’ultimo centimetro. Il nuoto è un percorso a bastone, andata e ritorno. La prima parte del percorso abbastanza nervoso fino al giro di boa, l’adrenalina è tanta per tutti e nessuno si risparmia in colpi o botte. Il giro di boa arriva abbastanza in fretta. Il ritorno è abbastanza monotono, la zona cambio piuttosto lontana non arriva mai…..Finalmente inizio a vedere l’arco di uscita e da lì a poco esco dall’acqua. Doccia, sacca e corro a prendere la bici.
Credo che questo sia uno dei momenti più belli della giornata. Esco dalla zona cambio e mi trovo in un mare di folla. Tutti che urlano, incitano e tifano gli atleti. Mi dico: “io faccio parte di questo” e mi si gonfiano gli occhi di lacrime dall’emozione. Qualche chilometro in città e poi si esce fuori dal centro abitato. Dopo qualche chilometro realizzo che sarà una dura giornata, una calda giornata. Il percorso favorisce il mio modo di pedalare, arrivo al giro di boa con una media piuttosto elevata. Appena incanalo la strada del ritorno realizzo che la sta per iniziare un altro Ironman, diverso da quello iniziato la mattina. In discesa la bicicletta non va come dovrebbe. C’è qualcosa che mi rallenta. Sarò stanco? Un po’ sì ma non è quello il problema. L’ostacolo da superare da ora in poi è il vento. Più ci si avvicina a Kona maggiore è l’intensità. Maggiore è la fatica. Mancano poche decine di chilometri ma il tempo che mi distanzia ancora dal molo della zona cambio è ancora tanto. Cerco di dosare le forze, fa un caldo infernale causa l’elevatissima umidità. Mi bagno ovunque, ma il caldo è sempre lì pronto a prendere il sopravvento. Finalmente s’inizia ad intravedere Kona, conosco a memoria i semafori, inizia la conta alla rovescia, svolta a destra e discesa di qualche centinaio di metri fino alla zona cambio. Sento le gambe stanche come non mai. Mi dico che devo tener duro fino alla fine. La parte veramente dura e dolorante deve ancora iniziare. In zona cambio rimango seduto qualche secondo per potermi cambiare e recuperare un minimo di energie. Mi avvio così a percorrere l’ultima frazione…
E’ un calvario fin da subito. Ho le gambe che sono due tronchi. Mi chiedo come farò a tener duro fino alla fine. Intanto la strada sull’Ali’i Drive inizia a salire e scendere dolcemente. A me pare ogni volta di fare una scalata e di scendere poi con il freno a mano in tiro. Nel frattempo scorrono i km, arrivo il al primo giro di boa e torno indietro fino a Kona per lasciarla e risalire sulla stessa statale percorsa in bici. Fa caldo, sono stanco e devastato dalla fatica. “Ormai il più fatto” mi dico e mi avvio alla misteriosa Energy Lab, il misterioso e per tutti temutissimo tratto del percorso run. La strada svolta a sinistra e porta nuovamente sul livello del mare. Le gambe sembrano non averne più. In fondo c’è un nuovo ed ultimo giro di boa, il più difficoltoso perché annuncia il mistero di questo tratto. Una leggera salita di circa 2 km fino alla statale che poi ti riconduce in città. Mancano dieci km e cerco di aumentare il ritmo, manca veramente poco e tutto è ancora molto difficile. Ma ormai la testa è lì, è già sull’Ali’i Drive. In un niente, come se niulla fosse, mi ritrovo a percorre gli ultimi trecento metri tra due ali di folla. Il tifo è tutto per me!!! Un emozione unica. Vorrei che il tempo si fermasse ma io sono lì per varcare l’arco di Finischer. Ancora per una volta Ironman ma stavolta oltre la finish line dove tutto ha avuto inizio. Questo è quello che mi è passato nella mente subito dopo l’arrivo.

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Credo che sia stato l’Ironman più duro svolto finora. Raggiunto questo enorme traguardo sento di dover abbandonare questa distanza. Chissà nel futuro….ma dire mai. Di sicuro c’è che per ora può bastare. Ho bisogno di nuovi stimoli ed è giusto puntare ad altri obbiettivi.
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a far sì che tutto questo si sia realizzato: Cristina, il Team, il mio gregario, i tifosi della diretta streaming e chi con poche parole di congratulazioni è riuscito ad emozionarmi.