Colosso al suo quarto Ironman, BalatonMan Kenese 2015.

Tre mesi fa a Balatonfured ho terminato la gara perché è nella mia indole mettere da parte le difficoltà, e arrivare al traguardo comunque, salvo infortuni, naturalmente.
Avevo affrontato la competizione con me stesso come al solito, cercando di sfruttare il mio livello di preparazione approssimativo, ma sopratutto di divertirmi e di passare una giornata da ricordare…

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Ma alla fine non ero pienamente soddisfatto e dal giorno seguente ho subito pensato di ripropormi a breve sulla stessa distanza. Scartato l’Elbaman sia per la durezza del percorso che per i problemi organizzativi legati al viaggio, ad agosto mi decido per la gara gemella del Balatonkenese, colgo al balzo l’opportunità di condividere viaggio, gara e compagnia di Jerry e mi iscrivo.
Viaggio e sistemazione vanno di lusso, appartamento spazioso a un km dalla zona cambio. Balatonkenese è un piccolo paese che a settembre è praticamente deserto, i pochi locali sono chiusi, e l’unica attrazione evidente è il fermento attorno al Triathlon Festival. Il tempo è incerto e il giorno precedente alla gara piove e fa fresco. Le previsioni però sono confortanti e sembra che il giorno seguente ci sarà un miglioramento.
Pasta party che lascia un po’ a desiderare, con i tempi di cottura che si dilatano esponenzialmente allontanandoci dall’Italia, ma era tutto previsto.
La particolarità di questa gara è che la partenza della frazione nuoto per la distanza IM viene fatta al largo, ed il trasporto viene fatto su un traghetto. Perciò mi piace citare la gara come la “Norseman dei poveri”.

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La mattina della gara il cielo è grigio e una nebbiolina alta aleggia sulle rive del lago, ma il vento è praticamente assente e le boe si vedono bene. Grazie alla generosa applicazione di olio su braccia e gambe, riesco a scivolare agevolmente nella muta in tempo record.

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La frazione nuoto la faccio come al solito con il freno tirato, questa volta non mi perdo in mezzo alle onde e termino in accelerazione. Solito tempo lunghissimo in T1, mi vesto indossando il doppio pantaloncino, come suggerito da Jerry, e la soluzione risulterà azzeccatissima.

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Il percorso bike è decisamente meno impegnativo del Balatonfured ed anche il vento per le prime 2 ore non si fa sentire, e quando lo fa, non è mai troppo fastidioso. Sebbene dopo 70-80Km comincio a sentire la stanchezza, decido per ridurre solo leggermente l’andatura, e termino la frazione ancora in forze. Arrivo in zona cambio in un pomeriggio assolato e caldo, il lago fermo e celeste è da cartolina. Parto per la corsa solo con il top, ma dopo poco più di un’ora il vento rinforza e rinfresca, costringendomi a rientrare per indossare qualcosa di più caldo.

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La stanchezza aumenta come anche i tempi di percorrenza ad ognuno dei 6 giri, ma, a parte qualche pit stop fisiologici, la testa rimane concentrata sull’obiettivo e perciò riesco a “correre” (se oltre 7’/Km si può chiamare correre…) fino alla fine.
Che dire: soddisfattissimo è dir poco, tanto che mi sono trovato a sfogliare gli appuntamenti 2016 su k226.com. Vorrei cambiare location, ma l’anno prossimo Balatonkenese sarà a giugno e potrei anche usufruire dello sconto “fidelity” per i 3 volte finisher, sarà difficile resistere!

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Il problema che devo ancora risolvere è trovare una soluzione di alimentazione diversa dalle barrette/gel, in quanto dopo qualche ora il gusto dolce mi provoca nausea e verso la fine della bici, ma sopratutto in maratona non mi alimento a sufficienza. Farò qualche esperimento in futuro… e magari chiederò a chi ne sa più di me!

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