L’eroica 2013 raccontata da Eddy Borgo.

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L’ EROICA (ovvero pedalare in altri tempi da prima dell’alba a dopo il tramonto)
Tanto per iniziare ho dovuto martellare per 5 anni il Sig. Daniele di Feletto che mi venda la sua Bianchi del 1974, alla fine ha ceduto e io volevo quella perché alla fine mi ha fatto quasi un regalo.
Non ho voluto modificare nulla, nè le ruote che erano da 23 e il cambio più agile il 21 (!) e con LEI volevo affrontare la mia storica impresa ciclistica. L’ allenamento è iniziato già prima dell’estate, via su sterrati (ma mai su salite sterrate) e su strade
più adatte a MTB che a bici normali, così almeno il fisico si abituava presto a quelle
poco confortevoli forti vibrazioni e all’ equilibrio della bici da tenere sotto stretto controllo .
Ero arrivato a Gaiole il venerdì, ma a causa della mia iscrizione avvenuta a giugno, ho trovato alloggio a 18 km in una zona fuori dal mondo, raggiungibile con l’auto per sterrati in mezzo al bosco, così la mia sveglia il 6/10 suonò gia alle 3 del mattino per poter partire alle 5, in modo da avere il tempo necessario da me previsto di 14 ore per concludere la cd. “passeggiata cicloturistica” d’ altri tempi, in gergo L’ EROICA.
Il venerdì vado a ritirare il pacco gara e numero e fuori vedo un tizio conosciuto sulla bici con le braccia completamente tatuate, era Erik Zabel. Non ci tengo a fare la foto con lui perché vederlo lì non mi piaceva, gli organizzatori dovrebbero evitare questi spiacevoli incontri, l’ EROICA è per i ciclisti veri, non per i drogati. In ogni caso mi hanno riferito che c’erano anche Moser con il nipote e Gimondi.
Sabato ho fatto il turista a Siena, sotto una pioggia battente incessante tutto il giorno e quando sono entrato nel Duomo sono andato alla Cappella della Madonna del voto e Le ho chiesto se poteva fare qualcosa per le condimeteo del giorno della gara, e adesso per grazia ricevuta mi toccherà andare a piedi su a Castelmonte.

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Alle ore 4.30 arrivo a Gaiole dove già si intravedevano i primi ciclisti e mi faccio un ottimo caffè e poi mi accodo al gruppetto in attesa del via. Matteo non è raggiungibile dalla sera prima e anche stamattina presto non lo trovo e non vedo altre facce conosciute intorno a me e così mi preparo a partire in solitaria. Passo il check-point della bici e poi mi mettono il timbro sul cartellino e parto alle 5.10. Sono senza casco, come previsto nelle ciclostoriche e fa caldo, eravamo sui 15 gradi e l’aria non è affatto umida e il cielo sopra me è stellato. Non ho l’orologio né il Garmin e mi faccio scandire il tempo dalla luce naturale. Siccome sono dietro a un partecipante (però non vado in scia) che ha bracciali della Engadiner Radmarathon e la borsa sottosella della Oetztaler Radmaraton che non perderò di vista per i primi 70 km, mi dico che l’ andatura va bene così. Dopo poco meno di un ora saliamo verso Brolio e li inizia la famosa rampa di Madonna a Brolio, ma però quest’ anno non hanno messo le candele lungo la salita e l’ effetto scenografico speciale, di cui mi avevano tanto raccontato e che si vede sulle foto dell’evento, non c’è purtroppo stato. Poco dopo, in discesa, la strada asfaltata si interrompe improvvisamente senza alcuna segnalazione (come anche tutte le successive) e passa a strada bianca. Un lungo serpentone di cliclisti con bici più o meno illuminate scende per i Colli e in lontananza si intravede un leggero rosa che annuncia l’ arrivo dell’ alba dietro i profili delle colline ancora scure e fra le luci dei vari paesetti ancora addormentati.

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Il percorso dell’ EROICA è magnificamente segnato da cartelli fissi ogni 5 km, e noi attraversiamo nel buio l’essenza del leggendario paesaggio del Chianti e che con le prime luci dell’ alba si rivela unico, sublime e divino, le foto non riusciranno a replicarlo, ma nella mia mente si è impresso in maniera indelebile e mi fa vivere intensamente l’atmosfera dei luoghi nei quali transitiamo con le nostre vecchie bici storiche semplici, vestiti d’epoca e pedalando arriviamo a sfiorare le mura di Siena che vediamo allontanarsi quando la città medievale si sta lentamente svegliando all’alba.

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Proseguiamo verso la zona di Valdarbia, pedalando su strada bianca (S.P. di Radi) in un incredibile paesaggio di colline di terra con colore diverso che momenti mi sembra di essere atterrato su Marte con la bici e finalmente arriviamo al primo ristoro di Radi, dove mi metterei a sedere solo per contemplare il sole il paesaggio ma riesco a fare una foto che rende superfluo qualsiaisi commento, si resta a bocca aperta dalla bellezza del paesaggio illuminato dal sole dell’alba (la foto è quella dove si vedono 3 ciclisti a inistra di un enorme ulivo con sullo sfondo il sole che sorge).
Proseguendo giungiamo nella zona di Buonconvento con i suoi boschi e colline verdi e poco dopo arriviamo al bivio che separa il percorso lungo dal medio. Mi faccio un rapido autocheck-up mentale e fisico e, provvisto di 5 camere d’aria nel zainetto e viveri per 1 settimana nella borsa anteriore, decido di proseguire per il lungo e affrontare questa grande avventura sconosciuta alla ricerca dei miei limiti.
Sorpresa, dopo qualche chilometro inizia una salita asfaltata umida al 15 % e il mio rapporto 21 mi fa scivolare a vuoto la ruota posteriore, e sarà anche l’unica salita del giro sopra il 10 % che avrò fatto senza scendere dalla bici, ma questo lo avevo già previsto perchè, secondo me, l’ Eroica va fatta in parte anche a piedi, per poter viverla fino in fondo. Lungo il percorso dell’ Eroica comunque ci sono centinaia di ciclisti forano e riparano, forano e riparano, uno scenario diventato ormai consueto.

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Lungo la S.P. 103 , sempre bianca, si prosegue con salite dal 10-15 % fino a Castiglione del Bosco, si sale ancora fino ad arrivare a quasi 600 mt nei pressi di Montalcino, il tutto in un magico gioco di luci ed ombre fra nuvole basse che sembrano nebbia e il sole, poi si scende per 6 km in picchiata su asfalto fino alle Cantine di Montalcino, che si trovano ai piedi del paese famoso per il Brunello, sede del 2. generosissimo ristoro del giorno, al km 90. Buffo, convinto che siano le ore 12 o 13, realizzo che sono appena le ore 10 del mattino ed è proprio per questo che si manifesta anche il mio pensiero (come Benedictus) “potevo fare il percorso medio e fra 3 ore sarei già arrivato, ma solo l’idea di tornare fra qualche anno a Gaiole per fare il lungo mi fa rabbrividire, mi son preparato per 6 mesi e ora lo si fa tutto, fino in fondo ”. Proseguendo verso Lucignano d’ Asso in zona della Val d’ Orcia, al km 100 arrivano le avvisaglie della crisi nerissima che mi coglie a sorpresa e che, grazie alla mia partecipazione al seminario sull’ ipnosi sportiva nel 2010, e con la tecnica adottata anche nell’ IM, riesco a tenere a bada per 15 km che mi sembravano interminabili fino al ristoro di Pieve a Salti al km 120, dove ci viene offerta la tanto attesa e ottima ribollita che mi rimette abbastanza in sesto per proseguire con molta calma in direzione di Asciano e al km 125 circa, mentre cammino in salita spingendo il cancello di 12 kg, pardon volevo dire la mitica Bianchi che non mi ha mai tradito nella gara, sento chiamare il mio nome, e penso “..azz, adesso iniziano pure le allucinazioni della mente” e non ci faccio più caso, ma quanto sento che la voce insiste nel chiamarmi, mi giro e vedo il simpaticissimo Denis che sorridendo affronta con gran scioltezza la salita e scambiamo qualche battuta. Chiedo degli altri avventurieri friulani e mi dice che sono dietro e che fanno la lunga, “Grandissimi”.

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Penso e mi chiedo se li vedrò arrivare più avanti. Proseguo a tratti con Denis e gli dico che vada avanti e al ristoro nr. 4 di Asciano (zona delle famose Crete Senesi) lo ritrovo e ci facciamo fare una foto assieme e po vado prendermi l’ ambita Coca Cola (ma non quella “con la canuccia corta”).

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Lì conosco anche un ciclista 60enne con la bici simile alla mia, reduce della 1001 miglia bike del 2012, e mi spiega che ha su la tripla (la vigliacca) e gli chiedo se è regolare e mi spiega che tratta della prima tripla uscita negli anni 80 e quindi regolare, ma per me resta la vigliacca e quindi non mi pento della mia doppia a 10 rapporti, ma credo di non aver mai usato più di 3 in tutta la gara, dal 21 in giù praticamente. La 12. Strada bianca ha delle rampe fino al 18% e, mentre cammino, uno spiritoso mi fa se è più duro l’ IM o l’ Eroica, io rispondo “ L’Eroica, senza dubbio, soprattutto se la fai con il 21 come me !!!”
Dopo tanta salita in camminata passo per il Monte Sante Marie, altra tappa fotografica obbligatoria. Ormai il sole si mangia le ore e la giornata volge verso la fine quando mancano ancora 43 km all’arrivo, siamo al ultimo ristoro di Castelnuovo Berardenga, I chilometri diventano ora interminabili e inizio a passare gente stracotta che va avanti per inerzia con lo sguardo fisso nel vuoto, mentre io mi sono ripreso, sto bene e sono lucido e procedo con la mia andatura regolare passando per l’ultimo punto di controllo di Vagliagli e mancano ora 10 km alla fine e non ho nemmeno voglia di rimontare la luce, visto che era già buio e decido di proseguire veloce per venir fuori presto dagli ultimi sterrati di strade bianche e così alle 19 in punto, dopo le ultime ripide discese asfaltate di Gaiole arrivo taglio il “Traguardo” (così è scritto sulla striscia dell’arrivo) e mentre mi dico “ incredibile sono HEROMAN”, la più assurda e anche straordinaria gita ciclistica che abbia mai portato a termine, mentre vedo in lontananza i fulmini che annunciano una pioggia in arrivo e penso a Matteo e Marco che sono ancora per strada e sono contento che il nostro gruppo friulano , composto solo da IRONMAN, ce l’ abbia fatta a concludere questa grande impresa alla nostra prima e credo ultima partecipazione.

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Infine vorrei ricordare che nel 2012 un atleta della ns. regione, Bruno, ciclista di Trieste è deceduto in gara prima di Vagliagli e anche nel 2009, da come ho visto sul luogo, un altro ciclista, Claudio è volato in cielo durante la gara nella zona delle Crete Senesi, entrambi erano organizzatori di gare ciclistiche ed esperti ciclisti ed è a loro che dedico la mia impresa ciclistica.