L’eroica di Matteo Benedetti

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I vestiti di lana appiccicati alla pelle, il rumore della pioggia che cade fitta e incessante, il buio del bosco e una civetta che grida il mio arrivo, sono i compagni di viaggio in questa buia serata di inizio autunno. La pendenza si fa sentire dopo quasi 4 km di dislivello ed il fondo strada è oramai tutto una fanghiglia e le ruote faticano a solcarlo. Il fango s’ infila nella forcella anteriore. Si pedala incessantemente e con molta instabilità queste ultime due salite, mentre un campanile irrompe in lontananza ed annuncia l’avvicinarsi a Radda battendo le otto della sera. Tuttauntratto il temporale tuona accendendo il cielo e preannunciando un incremento della precipitazione, facendo crescere la paura primordiale umana nei confronti dei fenomeni naturali incontrollabili. Questa parte finale di gara e’ stata quella più intensa e difficile e quella che mi rimarrà impressa per sempre, una di quelle avventure che ripagano della fatica e appagano le aspettative che una competizione come questa si porta dietro…

Sono con Paolo, un sessantenne piemontese e due ragazzi tedeschi incontrati per caso al posto di blocco di Vagliagli, al 189 km e con i quali ho letteralmente lottato per finire la gara e proseguire nonostante lo stop e la deviazione imposta da una ragazza. Nella road book c’era scritto ‘’controllo di Vagliagli – cancello di chiusura 19:30’’ ed erano le 18:32 e mancavano solo 5 chilometri, si trattava dell’ultimo timbro e io non ci stavo a non averlo, poi la gara andava fatta tutta nolenti o volenti, andava finita.

Proseguiamo e arriviamo alle 19:20 al posto di controllo ma il giudice era scappato già via. Ho incontrato dei volontari dell’anti-incendio Boschivo (AIB) che prestavano servizio per la gara e spiegandogli che ci eravamo fatti 190 km di fatica per prendere quell’ultimo timbro e sventolandogli sotto il naso il cartellino con tanto di  orari, lui non ha potuto fare altro che darmi ragione. Gli ho chiesto di telefonare all’organizzazione, sapendo benissimo quale fosse il suo ruolo e chiedere se lui poteva vidimare il foglio timbri al posto del giudice latitante, apponendo ora e firma. Ha chiamato e la risposta è stata positiva e cosi ha dovuto fare anche da giudice di gara, dato che il servizio di AIB con la pioggia non serviva più.

Paolo fin da subito rimaneva decisamente alle spalle. Giunti ad una casa isolata con 4 cani che abbaiavano, io ed un tedesco urliamo da fuori il cancello ‘’c’e’ nessuno???’’ e i cani aringhiavano verso di noi, ma nessuno usciva e rispondeva, intanto Paolo ci raggiunse. Il fango era parecchio e le  mie scarpe erano tutte inzuppate.

Ripartiamo per l’ignoto e Paolo rimaneva dietro, ma ecco ancora la salita ripida e inesorabile, decido di restare con lui e di salutare i teutonici. Con Paolo si chiacchiera del più e del meno, è di Torino e scopro che la bici sulla quale sta pedalando era una vecchia bianchi che gli aveva regalato suo padre quarantanni prima e che lui aveva trasformato in ‘’eroica’’ per fare la gara. Intanto giungiamo a Radda e proseguiamo in strada asfaltata, quando vedo che Paolo continua a sbandare e finire in mezzo alla carreggiata, gli urlo ‘’stai sotto!!’’, ma ad un’tratto finisce letteralmente nell’altra carreggiata con una macchina che arriva sparata, inchioda e si ferma a cinque metri da lui. Paolo gli chiede scusa e ci spiega che è miope e che con gli occhiali bagnati non vede nulla, ‘’cazzo paolo dillo prima…’’. Arriviamo nel vialone che costeggia il canale nella zona Expo e finalmente la pedana dell’arrivo, alle 21:02 minuti alziamo le braccia al cielo e ci prendiamo i complimenti da parte dei pochi presenti, spieghiamo l’accaduto ai giudici e gli organizzatori che ci dicono che sanno già tutto e ci danno la mano per congratularsi con noi, ci avevano mandato un mezzo che ci raggiunse prima di Radda e noi gli congedammo rapidamente manifestando la nostra intenzione di proseguire e che tutto era ok…

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Ma ripartiamo dall’inizio… Venerdì sera Denis è venuto da me a Udine alle 20:15, in Camper e alle 21 abbiamo caricato a Santa Maria di Lestizza, Ago e il Giampi. L’atmosfera che si respirava ancora prima di partire era quella delle grandi occasioni, una sola cosa mi insospettiva, troppo vino vedevo girare… Bottiglie di bianco e di nero, che Agostino passava a De Morelli che poi finivano direttamente nel frigo, poi birra, ‘’MAHHHH’’ dissi tra me e me, ‘’secondo me non lo berranno mai tutto…’’. Poi Agostino attacca una quadro di Bob Marley fuori dal bagno, li inizio a preoccuparmi e poi collego del perché il suo cane si chiama proprio Bob…

Poi salami, una forma di formaggio invecchiato nel fieno e tanto tanto altro ben di dio. Io ero li con una torta alle mele fatta da mia moglie per l’allegra compagnia di avvinazzati e loro caricavano l’impossibile.

Partiamo, si ride e si scherza e i tappi iniziano a saltare ancor prima di Portogruaro. Denis guida e io seduto accanto a lui si chiacchiera di triathlon, ironman ed organizzazione gare e dietro si sente rumori, ridere, Ago che farfuglia qualche cosa e il Giampi che rideva a crepapelle, figata!!!

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Si prosegue bene, sono le 23 circa, vado dietro e tiro fuori, come un coniglio dal cappello, la mia fantastica torta,… c’è sbigottimento, nessuno se l’aspettava. Ago coglie subito l’occasione per aprire un vinello dolce, mooolto buono e tempo 10 minuti e la torta si è letteralmente volatilizzata.

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Siamo negli appennini toscani e mezzanotte passata. Decidiamo di fermarci a dormire in un’area di servizio, c’è un camion vicino, tutto tace sulla destra si intravede un bel boschetto rilassante. Ok posto aggiudicato.

Iniziamo a fare i letti, due cazzate e io mi ritiro nella ‘’dépendance’’ cedutami gentilmente dai ragazzi, Ago in particolare che ha dormito praticamente sul tavolo dove poche ore prima tagliava il formaggio, che aveva lasciato un puzzo insopportabile,… grasie Ago 😉

Spengo la luce, ma quella pace in realtà è un miraggio. La pioggia incessante scivola sul tetto del camper e cade sul cristallo anteriore, proprio dove dormo io e dietro quel quieto automezzo ben parcheggiato, pulita e bianco, si cela una cella frigorifero per manzi toscani che ogni 15 minuti attacca il compressore… Insomma, notte insonne…

La mattina sveglia con musica di johann sebastian bach dal mio cellulare alle otto e un’quarto precisa. Colazione con abbondanti bevute di caffè per la durata di oltre un’ora, poi succede l’imprevisto… un albanese fuori dalla nostro mezzo, pantaloni a righe bianche e nere, maglietta gialla con una faccia stilizzata di rasta tipo ‘’sunsplash’’, pugno chiuso all’altezza del mento che stringe uno spazzolino da denti e bottiglia di acqua da litro e mezzo sull’altra mano, guardo meglio e capisco che si tratta del Giampi!!!

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Ripartiamo ed arriviamo a Gaiole in Chianti verso le 12:00. Cerchiamo un parcheggio e siamo fortunati, lo troviamo quasi subito. Andiamo a prendere i pettorali e visitiamo le bancherelle, piove che dio la manda da tutto il giorno. Intanto ci raggiunge Marchi Schiavi e mi accorgo che il mio telefono non si accende più… Lo metto in carica ma sembra morto… Denis mi aveva messo in testa le sue gomme da 32 erano indispensabili e dovevo cambiarle pure io le mie, per una questione di appoggio ma anche di grip del pneumatico nel terreno. Mi dico ‘’ha ragione’’ ed inizio ossessivamente a cercarle… mi servivano ancora un paio di pezzi, un porta borraccia anteriore, la borraccia di allunino anteriore e un porta borraccia basso con gomma, perché la borraccia di alluminio che già avevo non scivolava e si bloccava dato che il mio porta borraccia era di ferro.  Verso le 17:00 ho trovato i copertoni anteriore con battistrada centrale liscio da 35 e posteriore da ben 40 e senza battistrada, tutto a tappi!!! Incredibile!!! Vado a vedere i diametri della bici e ad occhio mi pare che stia. Ritorno negli stands, ed acquisto anche le camere aria più larghe. Vado nel negozio ‘’L’eroica’’ in centro e ritrovo casualmente i ragazzi che oramai sono irrimediabilmente minati…

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Rientriamo sotto la pioggia, ma non avevo ancora trovato il resto dei pezzi mancanti, parto in una ricerca certosina e dopo circa un’oretta trovo tutto ed anche al prezzo che volevo io. Una trattativa serrata, trattando all’osso con un tizio in una bancherella oramai al buio e gli porto via tutto per un bianco e un nero.

Rientro in solitaria in camper dato che dovevo lavorare ed erano già le 19:00. Provo ad accendere il telefono e magicamente s’ illumina lo schermo, scrivo velocemente ad Eddy un sms dicendogli di trovarci alle 4:45 al cancello di partenza, poi sms a mia moglie della buona notte, metto la sveglia alle 4:15 e lo spengo perché la batteria era poca e lo metto in posizione per l’indomani.

Rientrano gli avvinazzati, ma io ero ancora in alto mare. Infatti l’anteriore era andato su benissimo dopo non pochi tentativi ma era perfetto, mentre il posteriore aveva problemi, grossi problemi … Nell’estrarre la bici dal portabici luchettata con le altre, avevo anche rotto un raggio e l’ansia aumentava… Il problema era che la valvola faceva da tappo per il pneumatico il quale a 2 atm usciva dalla guida, essendo quel pneumatico non adatta ad essere montate su quel cerchio, penso  e ripenso… ”riapro” la ruota per la terza e spingo con forza la valvola in alto prima di inserire il pneumatico, ci riesco, gonfio e tiene a 4 atm! Tiene non esce più!!!

Intanto Gianpi e Ago sono persi, ridono  ed urlano con un tipo tossicissimo con una barba lunga e testa rasata a zero, uno che sembrava Padre Pio. Si chiama Paolo, Piemontese pure lui. Paolo mi chiamava, urlava ‘’Matteo dai che cazzo te ne frega… guarda anche la mia è storta’’ e faceva girare la ruota sotto la pioggia e rideva come un pazzo. L’allegra compagnia proseguiva con gli schiamazzi, mentre Denis lo vedevo sconsolato nel camper che aspettava che io finissi. Verso le 23:30 urlo, ‘’CI SIAMO!!!!!!!’’ avevo montato tutto, ma ora dovevo provarla. Inforco l’ombrello ed esco al buio sotto la pioggia, tiro, freno, ritiro, curvo, tiene!!! Rientro ‘’a casa ‘’ e tasto la gomma, mi pareva più molla, la tiro a 4 atm e dico ‘’domani mattina ci sarà la prova del nove, se sarà sgonfia sarò cagato!!!’’

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Intanto il Giampi inizia a ridere vedendomi ancora indaffarato con il cancello  sotto la pioggia ed anche perché oramai il suo livello alcolemico era totalmente fuori controllo. Improvvisamente mi venne in mente cos’aveva pensato il giorno prima da Ago a Santa Maria sulla quantità di vino che vedevo caricare in camper e pensai che avevo sbagliato la mia considerazione, era già finito tutto… Irrompe il Giampi dicendo: ‘’ MATTEO SONO QUATTRO ORE E MEZZA CHE SEI LI CON QUELLA CAZZO DI BICI, MA NON SEI STANCO??’’, la risposta secca ‘’ io ho pagato 130 euro tu no!’’.  Lui mi da ragione, ma continua a ridere e dice ‘’ CAZZO NON DOVEVI CAMBIARE LA GOMMA!!!’’  e li inizia una ridarla contagiatissima complessiva che mi porta a chiudere tutto ed andare a dormire dicendo: ‘’ TROPPE VARIABILI GIOCANO A MIO SFAVORE, DOMANI SARA’ DURA FINIRE LA 135…’’. Oramai si era fatta la mezza, spegniamo, MENTRE Denis dormiva da mezzora con la luce accesa e noi che parlavamo. La nostra compagna di viaggio, la pioggia era ancora li, insistente come sempre, mentre Ago e Denis tagliano alberi e suonano la tromba, io provo a dormire…

…d’improvviso mi sveglio perché sento un muro che mi crolla addosso, la terra trema e si muove tutto,… sento delle voci e una mano mi prende una gamba, ‘’OUUUU’’ urlo, era Densi che mi svegliava dolcemente… erano le 4:45 e quel cazzo di telefono non ha suonato, lo accendo, totalmente morto… Disperazione, nulla pasta prima di partire e tutti gli schemi saltati. Saltato pure l’incontro con Eddy. Riprovo con il cellulare, ma non si accende. Intanto era arrivato anche Marco Schiavi che ci aspettava fuori. Il salvatore della patria è stato Ago, che sentendo rumore fuori dal camper ha svegliato Denis. Tasto la gomma, tiene, andiamo velocissimo alla partenza foto di rito ed alle 5:45 timbriamo il cartellino e via, inizia l’eroica 2013.

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Si pedala in gruppo, Denis da una parte e Marco dall’altra. Si scende nell’oscurità con tutte le bici illuminate e le colline in lontananza. Buio pesto, questa è la parola giusta. Iniziamo una salita di ghiaia nello sterrato, la prima di una lunghissima serie e poi giù ancora.

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Non piove, vedo Denis avanti a me, la discesa è impegnativa nel buio e senza un raggio nella ruota, penso ‘’e se prendo una buca spacco tutto ed addio eroica…’’.

Sento un forte rumore nella ruota posteriore, guardo il contachilometri, segna 22… ”no non è possibile”. Mi fermo e vedo i due amici allontanarsi irrimediabilmente dell’oscurità. La ruota era storta, regolo nel buio i due spunzoni che danno la direzione e la sistemo, riparto e inizia ad albeggiare, non piove…

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Spingo con la gamba sinistra dato che la destra la avevo affaticata parecchio alla notturna del Collio, che ho anche dovuto abbandonare prima di Castel Monte, proprio per non esagerare in vista dell’eroica e poi un mese di stop, mi tornava in mente tutto…

Arriviamo a Siena e il sole è sorto, si vede la città dal basso e si sale parallelamente ad essa con la vista della Torre del Palazzo Comunale di piazza del campo e del campanile di Santa Maria Assunta, le mura e le case, bellissimo. Intanto penso a cosa farò da li a poche ore, ma sono propenso per la 135.

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Arriviamo al bivio e mi dico: ‘’cosa farebbe Francesco Degano in questo caso…?’’ Lui lo ho visto non mollare al Penta Sprint, al Predil e all’ironman tutto nel nel 2012. Del suo quarto ironman, l’ultimo ho visto la foto dell’arrivo, grandissimo Checco e mi do forza!!!… poi tutte le uscite assieme, dove superava le crisi con la mente e mi sono detto, ‘’proseguo, L’EROICA LA VINCI SE LA FINISCI !!! ‘’, infatti nell’albo d’oro della gara non pubblicano gli orari ma i finisher in ordine alfabetico e ci sarà pure un motivo, no? …del resto tante crisi nella mia vita sportiva le ho pur sempre sperate, non mi sono mai ritirato in una gara, tranne il 1 maggio 2007 a Trieste perché quella volta sono finito al Catinara con due braccia rotte. Ma questa volta era diverso più difficile, più variabili incontrollabili che giocavano a mio sfavore, senza allenamento e senza preparazione specifica per questa gara, con una ruota rotta e il copertone che si stava aprendo, la marcia che saltava in continuazione… Comunque siamo al 70 km e il ‘’dado era già tratto…’’. Sento un rumore sempre più forte provenire dalla ruota posteriore, penso ad un secondo raggio spezzato (che poi troverò rotto ma solo alla fine), mi fermo per l’ennesima volta e tasto i raggi della bici come se suonassi un’ arpa. Tutto perfetto, non capisco, mi guardo le mani, nere… Riparto ancora quel rumore ossessivo, guardo bene ed il deragliatore toccava i raggi. Circa quindici minuti prima avevo spinto la ruota nella zona del raggio, in modo da raddrizzarla, erano 20 km che pedalavo frenato dal contatto del copertone con il carro e si stava aprendo. Spingo con decisione nel verso opposto e ri-taro la ruota con le viti posteriori, operazione che rifarò almeno altre tre volte. Riparto, tutto ok.

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Arrivo al ristoro di Montalcino, all’interno di una azienda agricola… spettacolo, c’è di tutto, mangio e bevo, mi lavo le mani e rimangio e ribevo. Parto, salita ancora… ma lo spettacolo delle colline di ripaga di tutto. Siamo vicino a Lucignano d’Asso al 109 km, mi dico, ‘’ ecco mi mancavano 25 km e avevo finito, ma zio bois sono proprio un testone…’’ e poi ‘’ ma l’eroica sono i 205 e va bene cosi, altrimenti nel 2014 sono nuovamente qui e non ho voglia di rifarla…’’

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Controllo chiusura 14:00, guardo l’ora e leggo 13:24 e dico preoccupato ‘’…azz solo quaranta minuti…!’’, da li la gara non sarà piu’ la stessa e l’incubo della squalifica iniziava a materializzarsi. Il fuori tempo massimo e la modifica del percorsi mi angosciavano, non ci stavo!!! Inizia la salita che porta a Asciano da Pieve a Salti dopo il ristoro e controllo, dura dura, il ginocchio un po’ iniziava a fare male, cosa faccio, pedalare è difficile e con quel cambio da 23 denti dietro era impossibile. Decido di scendere e spingere la bici, troppo ripido e mi faccio fare una foto bellissima che spingo il cancello. Mi rigenero mentalmente guardando la natura, le colline, respiro l’aria fresca, va meglio, salgo, ma la discesa è pendente, troppo e la faccio frenando. La ghiaia è fissa e la ruota anteriore scivola, quasi cado, mollo i freno anteriore e in derapata laterale destra posteriore mi fermo. Ottimo, riparto ma il cerchio fa nuovamente rumore per la frenata, mi fermo due colpi regolazione e via. Un discesone asfaltato e parte il tappo di sughero della borraccia, freno giro lasci la bici atterra e arretro per 50 mt in salita, con gli altri che sfrecciano come saette, lo prendo e riparto.

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Passerella per Asciano, controllo e ristoro e via. Alle 18:00 il prossimo cancello, quello di Castelnuovo, avevo due ore e un quarto circa per arrivarci. Pedalo come un pazzo, intanto il garmin finisce la batteria e segnava 154 km. Grado l’ora sull’orologio che avevo al polso e leggo 17:28. Arrivo al controllo alle 17:32. Sospiro di sollievo, mangio e vedo Marco Schiavi che si fumava una cicca. Avevo capito che mi serviva nuovamente la pila che avevo staccato la mattina. Cosa faccio??? Marco mi suggerisce di andare dai meccanici per un po’ di nastro e cosi faccio. Ripartiamo assieme.

Gli ho chiesto se avesse visto Eddy e che mi dispiaceva da morire di non essere partito con lui alle 5:00. Questa era una gara da fare assieme io ed Eddy e di questo mi rammaricavo tanto… ma nulla non lo aveva incontrato. Poi ho saputo che con Del Bianco hanno fatto un pezzo assieme e mi sono sentito un po’ sollevato, ho visto anche la foto di loro due, bella!!! Io ed Eddy ne avevamo tanto parlato di questa gara e di non vederlo mi dispiaceva un casino, ma il telefonino e la tecnologia ci hanno separati, peccato d’avvero…

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Arriviamo al bivio della 135 chiacchierando assieme a Marco. Iniziamo la salita camminando poi discesa, salita ancora e rincontriamo i tizi con lo scatto fisso e vestiti d’epoca, molto pittoreschi ma li ho superati almeno 5 volte… devo svelare un segreto, li ho visti sopra un fuori strada un paio di volte, ecco il motivo per i quali li ripesco varie volte. Con lo scatto fisso l’eroica non la fai in 16 ore, è impossibile. Inizia a piovicchiare e a fare buio. Marco si ferma per indossare la mantellina e la pila, gli dico ‘’ vado un po’ avanti e ti aspetto sotto la discesa’’. Mancavano 7 km a  Vagliagli e il cancello era alle 19:30 ed erano le 18:30. Ma dopo due minuti, alle 18:32 incontro la ragazza che urla sulla strada: ‘’ A DESTRA DA QUI NON SI PASSA… ‘’, le dico ‘’scusa ma dammi una motivazione logica perché io e loro non dobbiamo passare?’’. Lei mi dice che la strada è chiusa dalle 18:00, cosa che sapevo non vera, poi risponde al telefono e dice che aveva chiuso il traffico da 5 minuti… Non ci ho piu’ visto!!!! Le torno a dire alzando la voce ‘’ ma perché mi dici cosa non esatte??’’. Allora lei esclama dicendo ‘’se volete andate pure, tanto a Vagliagli non troverete nessuno…’’, inforchiamo i mezzi e su per la salita sotto la pioggia e nel buio. Eravamo avanti io e uno dei due tedeschi, la salita non era pendente ma la strada era bruttissima e pericolosa, ma con le luci si vedeva benissimo. Vedo il cartello del paese e provo sollievo, ma arrivati al posto di controllo mi accorgo che la ragazza aveva ragione, era andato via da 5 minuti!!! Non ci ho più visto ed ho chiamato il responsabile AIB che era li in zona e lui ha apposto il timbro. Il resto è già leggenda!! 😀

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Bello ma duro. L’eroica ha la fama che si merita e per chi viene dal triathlon la può benissimo definire come l’ironman dalla gare storiche ma non solo, tosta e affascinante.

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Con l’Eroica e dopo la Milano Sanremo dell’8 giugno 2013, chiudo delle parentesi che avevo aperto anni fa e dopo l’ironman di Lanzarote e ci metto pure il Pentasprint, mi considero soddisfatto di questi due anni di sport e fatica, di allenamenti serrati e tabelle. Come ho già detto a Denis Del Bianco ieri, per il 2014 non metto nulla in cantiere, perché voglio riprendermi fisicamente molto bene e poi vedremo cosa fare nel 2015, ma per un paio di mesi sicuramente mi riposero e mi rigenererò adeguatamente per poi, forse, ripartire per nuove avventure.

 

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