Milano Sanremo 2013 Matteo e Denis raccontano la loro

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Scrivo la mia storia della Milano-Sanremo a quasi 32 km/h di media (297 km con 1.800 mt di dislivello-31.8 km/h di media).

Tracciato garmin: http://connect.garmin.com/activity/325762167

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Io e Denis siamo arrivati alla zona della partenza in anticipo, attorno alle 6:20 principalmente per due motivi:

1) il nostro hotel era in tangenziale e li si sa in bici non si può andare, quindi smontate le ruote, saliti in un taxi, rimontarle, si perde tempo, meglio non rischiare

2) non avevamo pagato i 5 euro che, non so da quando, la W.T. chiede per abilitare il cip, LADRI!

La sveglia era stata impostata alle 4:55, per fare colazione alle 5:25, con un bel piattone di pasta come aveva già previsto l’ hotel holiday-inn di Assago dove pernottavamo. Sia un vecchio taxi-sta, che aveva fatto il militare in Friuli, che la signora dell’hotel, una manager un po in carne che farfugliava due parole di inglese, aveva consigliato a noi, ma anche a dei rigidi teutonici, di fare comunque la tangenziale velocemente la mattina dopo, di scavalcare in un punto particolare (solo dio sa dove) la rete di filo spinato che era rotta e che da li con un po di strada in un campo erboso, sempre che si trovasse quella strada, si arrivava vicino alla zona di partenza, con l’incognita che se pioveva il tutto diventava anche fangoso, ma che se ci beccava la polizia, che a dire della signora paffuta comunque non passa MAI la mattina presto, LORO non ci avevano detto niente e che lo avevamo deciso da soli e in autonomia e allora pensai immediatamente cosa potevano pensare i tedeschi in quel momento: “ITALIENISH!!!”.

Passaggio nel cancelletto “BIIIP”, tutto ok  e in coda, erano le 6:35 non eravamo male come posizione. Chiacchieriamo con un tipo del MESCHIO di Caneva, che avevamo conosciuto alla randonnée 200 km di Portogruaro il 1 maggio 2013, loro erano almeno una decina e ci ha parlato della parigi-brest-parigi che aveva fatto due anni fa. Scatto qualche foto e pubblico.

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Inizia a piovigginare e danno la partenza 5 minuti prima, pronti e via!!
Dopo qualche curva si arriva zona navigli, un drittone infinito, qualche rotonda ma si stata bene, quando la prima caduta sulla sinistra, nulla di grave.
Ogni tanto guardavo il contachilometri e segnava costantemente i  48 km/h. Arriviamo a Pavia, si stava bene, la pioggia era finita e c’era anche un po’ di sole, scatto due foto e mi rimetto in gruppo.

Innumerevoli rotonde ci hanno portato nella tangenziale di  Voghera, con molte curve a gomito nelle città, snervante…
Il problema delle rotonde con terza uscita e’ facile, se la fai nel verso corretto, ovvero senso antiorario la allunghi perché devi fare 270° , se la fai in senso orario la accorci, perché di gradi ne fai solo 90, ma i due gruppi di devono riunire e li quelli che la fanno in senso corretto, la hanno già imboccata e vanno come delle schegge, gli altri devono frenare ed immettersi, passando dai 15/20 km/h ai 40/45 del gruppo che arriva in piena e spesso ci sono stoccate, schivate, urla ed incidenti. Dopo Novi Ligure in uno di questi imbuti, il disastro…, 5 o 6 ciclisti atterra che si muovevano come “larve”, occhiali pezzi di bici e di tutto di più da schivare a 30/35 km/h, nonché gli atleti stessi, brutto. Dopo i ciclisti si sono calmati per una mezz’oretta-oretta scarsa, quando dopo 10 minuti non vedevo più Denis e la mente va subito all’incidente , ”CAZZO!!! Non lo vedo più”, accelero e risalgo il gruppo come un forsennato per vedere se era avanti e dove??? Aumento la velocità oltre i 50 km/h e da sopra un viadotto lo vedo in mezzo al gruppo, che sollievo…  Vado da lui e gli dico “cazzo pensavo che fossi tu!” e lui “non ti sentivo  più (allude al rumore delle mie ruote), ero preoccupato…”.
Piove che dio la manda, piove tanto, si formano chiazze lunghe anche 5 metri. Siamo nel gruppo di testa, io rimango scoperto sul lato destro per non rischiare le stoccate di gruppo, rimango fuori il più possibile, e’ pericoloso e nei viadotti si vedono i primi a 300-400 mt davanti a noi. Per evitare una pozza esco sulla sinistra e uno mi respinge quasi dentro, gli dico “ma che cazzo fai??”, e lui dice qualche cosa facendomi capire che gli ho tagliato la strada e gli dico  “ma scusa non vedi la pozza, ma come cazzo pedali?”, e lui mi fa un gesto di andare a fare in cu.. e va avanti. Piove e per fortuna che Denis aveva ritrovato gli occhiali che aveva perso la sera prima in hotel, 5 minuti prima di partire ho chiesto ed erano la, altrimenti lui doveva rallentare. Acqua dal cielo e dalle ruote dei concorrenti dinanzi a noi, era veramente brutto, acqua sporca con sassi e cosi da almeno un’ora e mezza, ma non per questo la media scendeva anzi, era oltre 39.5 Km/h!!!

Finalmente Ovada, dove inizia la salita del Turchino, media fino qui 38.5 per 3 ore e 8 minuti!!! Avevo perso Denis solo una serie di rilanci circa 15/20 minuti prima, in un pezzo velocissimo, penso con media di quel tratto sia di oltre 41.5 km/h. Ero ancora nel gruppone che si era separato in due o tre, ma abbastanza vicino tutto ancora, ma ero un po indietro, troppo pericolo e non me la sentivo più di stare un quel manicomio…
Al ristoro mi chiama Denis, gli urlo “IO PROSEGUO NON MI FERMO”, lui mi aspettava da qualche minuto, siamo partiti per il Turchino, mi faccio scattare una fato da densi e la pubblico al volo e si parte. Eravamo un gruppetto di 10-12 e si parlava di Ironman, dato che avevo la maglia di Lanzarote, oramai tutti sanno che cos’è’ un Ironman, no come quatto o cinque anni fa, si stava bene a chiacchierare e pure io stavo bene di testa soprattutto, mangio e bevo, si sale ma nulla di difficile, anzi, bene. In meno di un’ora eravamo in vetta e quando ho visto la galleria che separa Lombardia e Liguria mi sono detto, “be, tutto qua??”, conoscevo quella galleria perché il tipo del Meschio Caneva me ne aveva parlato. Giù veloci, ma io non mi rischiavo con le ruota a razze, la bici e’ instabile, comunque si viaggiava anche a 70 km/h. Si vedeva il mare, Genova e la Liguria, una grande emozione partendo da Milano, quel mare che ci avrebbe accompagneranno per oltre 150 km, infatti a Genova ne avevamo fatti circa 140, la metà.

Inizia il delirio!!! Se prima a rompere il fiato sono state le oltre 50 rotonde con annesso rilancio e modalità operativa prima illustrata, dove si passava da 20 km/h a 48 km/h, ora sono i saliscendi a farla da padroni, alcuni duri altri meno, a infiniti… su e giù e poi su e giù, strade spesso pericolose per il traffico aperto, soprattutto nei paesini. Arriviamo a San Giacomo, poi Varazza e su e giù ancora, finalmente Savona… eravamo al 180 km, dove tutti i triathleti solitamente si fermano e mi e’ ritornato in mente un’anno fa a Lanzarote dove il dislivello e le condizioni del vento erano diverse, ma la distanza la stessa, la stessa che avevo già raggiunto 6 o 7 volte da febbraio 2013 per preparare questa gara e mi è scappato un sorriso, ma sapevo che era ancora lunga, anche se non avevo la maratona da fare era molto difficile perché i ritmi sono stati altissimi e i saliscendi ancora molti, troppi…

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Arrivammo ad una bella salita, chiamata ”le manie”. Eravamo in un bel Gruppo di una decina di persone poi se ne sono aggiunte altre 5 o 6 tirati su per strada, ma a finale ligure un bruttissimo incidente con uno steso con collare e spinale, flebo e autoambulanza pronta a partire, ed ecco lo spettro di Trieste 2007, quando in quelle condizioni ero io, che brutto, ci scambiano due parole con Denis e gli altri e via, scatto un paio di foto, ma poco prima di Imperia e precisamente a Loano al 210 km ecco il maledetto crampo che mi prende il quadricipite. Me lo aspettavo al 180 km, ha solo ritardato, ma stranamente non mi ha preso il solito posto, penso “ho lavorato bene in quest’ultima settimana”. Mi fermo e perdo il gruppo e Denis si ferma con me, gli dico “DENIS VAI!!!” a lui “MAI!!!! SIAMO PARTITI ASSIEME ED ARRIVEREMO ASSIEME!!!!”. Tiro un po’ per 2,3 minuti, massaggio e rilasso e passa come immaginavo, gli dico “DAMMI ANCORA 10 MINUTI IN SELLA CHE MI CONOSCO E SO COSA MI CI VUOLE POI PASSA, IL RITMO LO FACCIO IO PERO’” e lui “OK, fai tu…”.

Ripartiamo e con allunghi muscolari ed altri esercizi in sella, lo domo e mi passa! ”Grande” dico e intanto ritorna a piovere, la strada è bagnata e liscia ed avevamo un altro gruppo, più calmo questo, meglio. Per mettermi la mantella anti-pioggia quasi mi pianto su una rotonda e rimango dietro, allora allungo e li riprendo, bene. A 220 km arriviamo al 2° ristoro, mi fermo, mangio e bevo adeguatamente e dico a Denis ”riparto piano raggiungimi”. Intanto arriviamo a Capo Berta, una salitella insidiosa e li la gente incitava. Si trovavano spesso degli svizzeri con dei campanacci, sempre gli stessi con un furgone rosso e la inconfondibile bandiera. I concorrenti erano almeno metà stranieri da tutta europa, tanti svizzeri ed inglesi, ma anche tedeschi e molti anche dal Belgio, si vede che all’estero la milano-sanremo e’ veramente un mito, tanti con magliette e divise fatte apposta per l’occasione, un grande evento ed una grande festa per tutti. Anche da tutta italia comunque dal sud e isole comprese.

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Andava meglio anche se la fatica ora iniziava a sentirsi, guardo e leggo 257 km, intanto avevo perdo un monodose di carboidrati liquidi che mi serviva sul Poggio, ”CAZZOOOO!!!” e sorrido “VABBE CI PENSERÒ DOPO”. Avevo calcolato bene il cibo, dai 3 panini alle proteine piu’ o meno nobili, ai mitici HOM e VLT del Checco, alle Laptoglobuline e le barrette, sali potassio magnesio e tutto il resto, ma quella monodose mi serviva…  La pioggia era finita e mi sentivo sollevato per questo. Intanto ripensavo a tutti quei paesini che ci eravamo fatti prima in macchina e poi in treno in senso opposto e ora in bici, in 24 ore 3 volte e mi sono detto “non siamo mica tutti apposto io e Denis pero???” e intanto iniziamo la salita che porta alla località della Cipressa, 5 km di salita, bella e dura, solo se fatta a quel punto di gara, chiacchiero con Denis e passa, ma la discesa e’ stata indimenticabile, bellissima con una vista su Santo Stefano a Mare indimenticabile, solo quella discesa vale tutta la fatica fatta e li mi gaso e scendo bene, ecco un altro tratto di costiera e si risale il famigerato Poggio e dico a Denis ”dai vai!!” e lui “MAI!!”.

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Si sale per 3 km, tra le serre di fiori e il mare che si scaglia dinnanzi a noi, bello e soddisfazione, ma mi passa un cadavere che avevo superato prima, mi sono detto “vedi tu, e’ rinato a nuova vita…”. Quanti cadaveri che abbiamo lasciato dietro e mi ritorna allora in mente una frase detta da Denis qualche ora dopo Savona quando abbiamo passato un gruppetto di ciclisti: “hai visto erano già in putrefazione”,  poi si arriva al paesino del Poggio, prima del paese un po di crisi, fame e mi dico ”il monodose…” e mi ricordo che forse avevo ancora una barretta, c’era!! Presa e divorata in 10 secondi, stavo meglio anche perché da li era solo discesa per arrivare a San Remo. In città si pedala bene gli ultimi km, poi si curva a destra e il viale con la gente e il gonfiabile blu con scritto Arrivo!!!

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Siamo arrivati assieme e le gambe mi hanno tenuto, grazie a tutti i lavori fatti in questi ultimi 15 giorni e grazie anche all’uscita di forza-ossigeno con Bregolin. Non ne ho sbagliato uno e non e’ stato facile, azzeccare tutto, questa gara non e’ per tutti ed e’ molto difficile perché non molla mai, ma quando arrivi sei felice. Un ringraziamento particolare a Denis che ha voluto farla con me anche se lui avrebbe potuto arrivare prima e se lui non era con me io sicuramente dopo. Il garmin mi segnava 9 ore e 16 minuti 31.8 di media (con finzione autostop ha tolto la fermata del ristoro di 8 minuti). Con Denis è stato bello condividere anche il percorso che ci ha portato alla gara in questi lunghi quattro mesi freddi, due randonnée, un lungo a Lignano e un paio di uscite una sotto la pioggia che ricordo molto bene…

Poi pasta party e inizia a piovere. Andiamo verso la macchina, in bici, che slavinava di brutto e intanto concorrenti che arrivavano sotto la pioggia e ho detto a Denis ‘’ti immagini arrivare ora??’’ e lui “speravo che cosi non fosse…”, arrivare con la pioggia sarebbe stato troppo triste.

In stazione dei treni, avevamo lasciato la macchina alle 11:30 del giorno prima, per prendere il treno per Savona e poi Milano Rogoredo, da li in bici fino ad Assago 15 km per Milano per prendere il pacco gara prima delle 19:00.

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Questo viaggio lo avevo preparato fino nei minimi dettagli da un pezzo. Eravamo partiti da Udine alle 3:45. E ora ci aspettava il rientro e la costiera per la QUARTA volta in DUE giorni scarsi, ma era l’ultima e la più bella. Ho detto “SIAMO FUORI” e lui ride. Ci ritrovavamo nei sotterranei a cambiarci al volo e buttare la roba in macchina come veniva per il rientro, erano le 17:20, via si parte!!! All’andata abbiamo anche sbagliato strada e siamo arrivati ad Alessandria, quindi avevamo le antenne ben alte per non rifare errori. Finita la Liguria con il turchino ovest finisce, arriviamo a Piacenza in un batter occhio, chiacchierando del più e del meno, del Mongi, OVVIAMENTE, in particolare del perché non fosse con noi e gli telefoniamo. Verso le 22:00 benzina e caffè mancavano, ci fermano ed entriamo in autogrill, le gambe come due blocchi di marmo e dico “figata, le hai pure tu?? e lui replica con un netto ” E’ CHIARO!!!!”.

Si riparte e siamo Remanzacco verso le 00:45 dove vive Denis. Rientro a Udine, scarico tutto in cantina e salgo a casa. Mia moglie dormiva da un pezzo, avevo messaggiato e sapevo che si era coricata. Faccio pianissimo, una bella doccia e alle 2:05 spengo la luce e dico tra me e me “UN FANTASTICO E WEEK END DI PAURA!!!” e rido soddisfatto. Sensazioni forti, anche troppo per i miei standard, erano anni che la Milano-Sanremo mi girava per la testa, da quando con il Mongi nel 2004 mi pare, si parlava della cosa ai Rizzi con un tipo svitato che si faceva 400 km ogni week end e che l’aveva fatta e ora la ho fatta pure io e la ho fatta ANCHE BENE, mi ero messo come obbiettivo 10 ore e 30 km/h di media, meglio di cosi!!

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